La scomparsa di Valerio Valignani lascia un vuoto incolmabile nella Camera Penale e nell’intero Foro fiorentino.
Egli fu tra i soci fondatori della Camera Penale di Firenze
Ne è stato il padre nobile sempre ascoltato e consultato: e però, ha partecipato sempre, con la sua presenza, alla vita dell’Associazione, fin quando ha potuto e comunque in tutti i passaggi essenziali della vita associativa
Se volessimo avventurarci a descrivere le qualità umane e professionali di Valerio Valignani, rischieremmo di fare abuso di iperboli: e questo non gli piacerebbe, da uomo schivo e riservato qual’era.
D’altra parte, tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo sul proprio cammino hanno, di quelle straordinarie qualità, un’idea nitida e condivisa, che non ha bisogno di ulteriori descrizioni.
Chi lo ha ascoltato in udienza, sa quanto egli fosse oratore misurato e signorile, eppure efficacissimo, tagliente, essenziale
Chi ha condiviso con lui la difesa in qualche processo ricorda la sua straordinaria sensibilità per ciò che è essenziale, la capacità di selezionare, con lungimiranza processuale unica, quel poco, a volte pochissimo, che davvero contava, magari tra le mille e più pagine di un intero faldone di atti
Soprattutto, Valerio Valignani è stato il consigliere illuminato del Foro, e non solo. 
A lui si è rivolto, per chiedergli consiglio, un flusso incessante ed ininterrotto di colleghi e magistrati, che egli accoglieva in studio a tarda sera, a telefoni staccati ed anticamera vuota, in una atmosfera di cordialità accogliente e riservata che metteva tutti a proprio agio.
L’immagine pubblica che meglio compendia la stima universale di cui egli godeva è probabilmente quella che in molti abbiamo vissuto, poco più di un anno fa, nel corso della cerimonia di consegna delle medaglie per il 40° anno di professione: una platea intera di colleghi e magistrati che gli tributa, in piedi, un lunghissimo e commovente applauso
La sua scomparsa ci lascia tutti più soli.
Ci resta però il ricordo del suo esempio, che conserveremo nitido e vivo.
Prendo dunque a prestito le stesse parole che egli tributò pubblicamente a Rodolfo Lena, suo Maestro, per dire che il ricordo di come Valerio Valignani è stato Avvocato è ciò che mi rende fiero di essere anch’io un Avvocato
* * *
Desidero chiudere questo breve ricordo lasciando a Lui la parola
Nel dicembre dell’anno scorso, mentre si celebrava un importante processo fiorentino, all’inizio di una udienza giunse notizia che per uno dei difensori, decano del Foro, si trattava dell’ultima udienza prima della pensione
Fu chiesto così a Valerio Valignani di prendere la parola per salutarlo
Nelle poche parole che rivolse al Collega in quell’occasione sta tutta l’idea che egli aveva della professione e dell’essere avvocato.

Luca

"Anche a me ogni tanto vien voglia di dire: “è arrivata l’ora”.
Forse sarebbe saggio farlo, ma non mi riesce ancora di farlo
E’ estremamente difficile abbandonare queste aule, e soprattutto gli assistiti, i clienti, quando si è passata una vita lavorativa a ereditare i guai altrui, a tentare di scaricare le altrui emozioni, passioni, dolori, sofferenze: con l’unico scopo che certe vicende più o meno tragiche si evolvano nel tempo seguendo le regole del gioco
Le regole del gioco sono la nostra stella polare, e nel rispetto delle regole del gioco credo che un avvocato esprima il meglio di sé; della sua cultura giuridica, della sua cultura umana
Quando va via un collega, ma anche quando va via un magistrato, io sento come la perdita di un maestro, perché tutti nella mia carriera oramai non corta mi sono stati maestri
Ho sempre creduto nell’interdipendenza tra Foro e Curia: una buona Curia migliora il Foro, un buon Foro migliora sicuramente la Curia
Lo stesso meccanismo di interazione si ripropone anche tra i colleghi: tutti noi dovremmo vedere – ed io mi sono sempre sforzato di vedere – nel collega più anziano anche solo di un giorno un potenziale maestro, qualcuno da cui qualcosa si può sempre imparare.
Questo è un motivo di rammarico che, unitamente all’antica amicizia, mi fa particolarmente addolorare per questa Tua decisione, che per altro verso, in maniera antitetica ed incoerente, non posso che invidiare
Avrai altre gratificazioni, di tutt’altro genere, che io Ti auguro possano rimpiazzare brillantissimamente quella toga che ti mancherà da domani in poi"