Foto Valerio Valignani ridimensionata

Abbiamo chiesto ai Past  Presidents della nostra Camera Penale, oltre che al Presidente ed al Vice Presidente dell'Ordine degli Avvocati, un breve ricordo di Valerio Valignani.

Ne viene fuori un racconto corale e commosso che, nelle sue sfaccettature, ci consegna un ritratto straordinariamente fedele dell'Uomo e dell'Avvocato che egli era.

 

 Eriberto Rosso:

"Ci ha lasciati Valerio Valignani. Grande persona dai principi rigorosi, dal tratto cortese e signorile. Avvocato bravissimo e valoroso.
Non è mai facile, in morte di un amico, fissarne il ricordo. Il rischio è il sopravvento emotivo, il segno agiografico, tutti atteggiamenti inappropriati in particolare nel caso di Valerio. La forma del ricordo corale ci aiuta a trovare la misura, mitigare il lutto, comporre un piccolo mosaico che consenta di riconoscerci, di indicarne l’esempio.
Tratto saliente della figura di Valerio Valignani era la sua ritrosia all’ostentazione. Essenziale era la comunicazione, come essenziale era la marca delle sue arringhe difensive. Mai ridondante, mai parole a vuoto, sempre e solo dati utili alla soluzione ragionevole della causa. La riservatezza, la misura, la capacità di comprendere l’animo umano oltre alle cose lo hanno reso figura di riferimento professionale per il Foro. Ma la sua disponibilità non poteva certo essere scambiata per una inclinazione alla mediazione. Egli era uomo di convincimenti; la sua grande autorevolezza e capacità di ragionamento lo portava a scegliere la migliore tesi e a convincere gli interessati, non tanto della necessità di una mediazione, quanto della giustezza di quella soluzione. Accadeva così che egli esercitasse l’arte della persuasione, tramite il consiglio, anche quando ciò comportava il sacrificio di qualche velleità.
Nella vita associativa era uomo di impegno. Certo, a modo suo: una presenza discreta, la vicinanza al gruppo dirigente, ma anche prese di posizioni determinate quando ciò era richiesto.
Avvocato di indiscussa scienza giuridica, continuatore e interprete dei grandi Maestri del Foro ed Egli stesso Maestro ha insegnato a tutti noi l’approccio scientifico al processo, il sommo rispetto da portare a tutti i soggetti della Giurisdizione. Protagonista dei processi più delicati, è stato sempre capace di indicare soluzioni e la strada giusta da percorrere. Le sue idee comunque erano quelle su cui necessariamente ci si doveva confrontare.
Valerio mancherà a Valeria, alla sua famiglia, ai suoi allievi, mancherà a tutti noi.
Stringiamoci insieme, ci consolerà il ricordo della sua alta Lezione. "

 

 

Giovanni Flora:

"Era il 27 Novembre 1971, giorno di lauree alla Facoltà di Giurisprudenza di Firenze. Dopo una preparazione durata un bel po’ più di un anno , in massima parte null’unico grande stanzone dell’Istituto di Diritto e Procedura penale, due giovani di belle speranze, elegantemente vestiti, attendevano di discutere la propria tesi. Uno, nervosissimo, ero io; l’altro, almeno apparentemente calmissimo, era Valerio. Lui discusse prima di me con il Prof. Malinverni una tesi su un caso pratico di omicidio a movente sessuale. Proprio il mese prima della discussione i media si erano occupati di una vicenda simile ( non so quanti ricorderanno le vicende del c.d. “mostro di Marsala ). Valerio ne fece un sobrio riferimento nella sua discussione perché “c’era una indagine in corso ed andava rispettato il segreto istruttorio” ( pensate un po’! ). L’esito fu per entrambi molto lusinghiero e continuammo così a frequentare quella fucina di scambi di idee, approfondimenti, discussioni che era quel grande stanzone perimetrato da enormi scaffalature, piene zeppe di libri e riviste di diritto e procedura penale che parevano quasi protendersi verso di noi in un austero monito alla consultazione. Lui sotto la guida di Alessandro Malinverni, io sotto quella di Ferrando Mantovani. Valerio però era avvocato nato , appassionato, divideva il suo tempo tra la frequentazione del suo studio professionale ( inizialmente da Rodolfo Lena, poi da solo, prima con Carlo Vichi, civilista raffinatissimo, poi assieme a Benuccio Benucci, un altro penalista degno di questo nome che ci ha lasciato troppo presto ), delle aule di giustizia e dell’Università. Ma aveva tutti i numeri per affermarsi anche nella carriera accademica. In lui tuttavia prevalse il fuoco sacro dell’avvocatura. Riuscito vincitore di un assegno di studio, dopo poco disse al Prof. Malinverni, ma c’ero anch’io, che i suoi impegni professionali non gli consentivano di essere presente all’Università con la costanza che lui riteneva richiesta da quell’assegno ( ma vi posso assicurare che agli esami veniva sempre, seguiva le tesi di laurea e continuava assiduamente a studiare ). Così rinunciò a quell’assegno. Ma nessuno pensi che da quel giorno Valerio abbia smesso di venire in commissione di esami, di seguire tesi, di studiare, di pubblicare. Tutto come prima, ma senza percepire una lira. Anzi chi ci guadagnava eravamo noi, a quei tempi “a tempo pieno”, perché ci portava l’esperienza delle vicende processuali che seguiva ( senza mai naturalmente lasciarsi scappare mezzo segreto professionale ) a vivificare il nostro studio9 teorico.. Lo so dovevo parlare di Valerio da past president della Camera Penale di Firenze, da lui assiduamente frequentata, e onorata con interventi sempre misurati ( come nel suo stile ), ma ad un tempo , autorevoli, ficcanti e perfettamente centrati e sempre tesi a richiamare l’attenzione sulla necessità che la nostra camera penale non si perdesse in discussioni “sui massimi sistemi”, ma rimanesse con i piedi ben piantati per terra a difendere la libertà e la dignità del quotidiano esercizio della funzione difensiva, a cominciare dal diritto ad avere tempestivamente copia integrale degli atti processuali. Ma, con il cuore gonfio di pianto, il ricordo mi è venuto così. Anzi ho dimenticato il più e il meglio. La comune passione enogastronomica: Valerio, su i bicchieri! Il vino sceglilo pure Tu. Io, come sempre, mi fido."

 

Lorenzo Zilletti:

"La vista sulla Cupola di Messer Filippo: l’unica ostentazione che rammenti in lui. Una costante, di tutti i suoi studi; quasi una condizione obbligata per chi, pur spostandosi, non intende separarsi da quell’immagine ad un tempo così perfetta ed essenziale.
Onnipresente, col contorno superbo della Cattedrale e del Campanile, negli affacci di via Lorenzo il Magnifico; più defilata, come a proteggersi dal caos degli umani, in viale Matteotti; custodita con gelosia, al di là di una finestra esclusiva, nell’antico studio di via Venezia.
Compiaciuto, cercava negli occhi del visitatore la scontata complicità di fronte a tanta bellezza. L’idea, che quell’armonica veduta lenisse la pesantezza di un agone dove quotidianamente si gioca la vita degli uomini, restava affidata a un sottinteso; uno dei tanti non detti che dispensava ai suoi interlocutori.
Misurato, ma esplicito, invece, il disinganno sulla forza dell’argomento giuridico: anche il più colto ed elegante, destinato a soccombere dinanzi alle mal represse pulsioni che affollano i processi da riflettori. Habent sua praeiudicia lites…
Martedì, grazie a Luca e alle sue commosse parole, ho finalmente capito il perché di quella V doppia: Vir et Vis."

 

 

Pier Matteo Lucibello:

"Ho conosciuto Valerio quaranta anni fa, appena ho iniziato a svolgere la libera professione. 
Ci siamo immediatamente trovati nel riconoscimento dei medesimi valori: la preparazione, lo studio, la lealtà processuale e tra colleghi, il confronto e la ricerca delle strategie più utili per trarre i migliori risultati dal processo.
In tutti questi anni, la presenza di Valerio in un processo è stata per me una garanzia di tranquillità, quando difendevamo coimputati, ed una garanzia di correttezza, quando difendevamo parti avversarie: in questo caso, la sua presenza costituiva uno stimolo a studiare meglio e di più il processo.
Siamo stati tra i fondatori della Camera Penale fiorentina, tanti anni fa, ed abbiamo cercato di tradurre nella pratica giornaliera i valori della migliore Avvocatura penale: Valerio era il simbolo, a Firenze, di questa prassi virtuosa.
Valerio non ha mai detto una parola di troppo, ed ha sempre detto tutte le parole che ci volevano: ho sempre ammirato la sua capacità di sintesi, la sua pacatezza, il suo modo di cogliere, in ogni processo, il punto essenziale della controversia.
Il suo amichevole riserbo non è venuto meno a causa delle sventure che la vita, negli ultimi anni, gli ha inflitto: fino all’ultimo l’ho visto nelle aule di giustizia, sempre più piegato dal male ma pronto a salutare i colleghi con il suo sorriso, che porterò nel cuore."

 

 

 Sergio Paparo:

Troppe volte ci siamo ritrovati, negli ultimi anni, a salutare per l’ultima volta Avvocati che hanno dedicato la loro vita professionale (e non solo quella) alla “difesa penale”.
Rosario Bevacqua, Fabrizio Corbi, Ferruccio Fortini, Beppe Taddeucci Sassolini, Ermanno Ugolini, Valerio Valignani; nelle ultime ore ci è arrivata la notizia della morte improvvisa di Guido Puliti.
Con tutti ho avuto il privilegio di condividere i miei quasi quaranta anni di iscrizione all’albo; pur non avendo mai praticato “nel penale”, ho avuto modo di instaurare con loro, a prescindere dal mio impegno associativo prima ed istituzionale poi, un rapporto, sincero, di “colleganza” forte e vera, mai formale.
Con alcuni, penso a Rosario, Fabrizio, Beppe, Guido, la confidenza è andata aumentando negli anni, spesso favorita da lunghi incontri nei corridoi del Tribunale, nei tanti tempi morti in attesa della chiamata del prossimo processo.
Valerio è stato il primo “penalista” che ho conosciuto, il primo giorno che misi piede, da neo praticante di Sebastiano Sebastiani, nello studio di via San Gallo. Stava nella sala d’attesa davanti alla stanza di Rodolfo Lena al quale stava riferendo dello svolgimento di un’udienza alla quale aveva appena partecipato. In pochissimi minuti, con quella sua straordinaria capacità di sintesi che gli ho sempre invidiato, gli fece il resoconto essenziale di quanto era successo, accompagnandolo con valutazioni e commenti altrettanto puntuali.
Aveva, il giorno di quel primo incontro, appena trentadue anni, eppure ebbi nettissima quella sensazione di autorevolezza che credo abbia conquistato chiunque - collega, magistrato, cliente - ha avuto modo di confrontarsi con lui.
Di Valerio sono diventato amico, lentamente, un poco alla volta, ma ogni giorno sempre più di quello precedente; rispettosi, sempre e reciprocamente, della grande timidezza e del forte pudore per i sentimenti personali sui quali, negli ultimi anni, qualche volta ci è anche riuscito di scherzare.
Una “comunità” come la nostra, si smarrisce quando perde i suoi punti di riferimento, professionali e valoriali.
Valerio, così come tutti gli altri Colleghi che ho ricordato, è stato davvero un punto di riferimento per tante generazioni di avvocati; ai giovani che non avranno il piacere di conoscerlo umanamente e di confrontarsi professionalmente con lui potremmo dire (provando ad allegerire con una battuta il dolore ed il rimpianto) “ ragazzi ....non sapete cosa vi siete persi”.
La responsabilità della nostra “comunita’”, del Consiglio e della Camera Penale, è impegnarsi, tutti insieme, per tentare di alleviare quel senso di smarrimento collettivo e per provare a dare ai nostri giovani e futuri Colleghi un’opportunita’; possiamo farlo solo difendendo, ciascuno per la propria parte, i valori fondanti del modo di essere Avvocato che Valerio (e con lui gli altri amici che ci hanno lasciato) ci ha insegnato giorno per giorno praticando con correttezza, passione e competenza questa nostra straordinaria professione.

 

 

Sigfido Fényes:

"Amico Maestro Ascolto Accoglienza Equilibrio Consiglio Famiglia Rodolfo Lena Essere schivo Splendida solitudine Mia figlia Costanza Brescia Abruzzo Parole essenziali Occhi curiosi Stretta di mano sincera Risata di cuore Tratto-pen rosso Uso bollo al contrario Morso sul filtro di sigaretta Buon vino Buona grappa La spesa al mercato Cena del bollito Vino nel brodo Ci siam bell’e capiti Sì, sì, sì, sì, sì.
Ho assistito di recente ad un bello spettacolo teatrale messo in scena da un grande attore italiano. Nel commentare gli scritti di un famoso poeta francese si è espresso più o meno così: il nostro essere è il nostro ricordo, la memoria che è in noi. E la memoria è quella di un fatto anteriore, accaduto prima. Anteriore è però anche qualcosa o qualcuno che ci sta davanti, proprio come quando ci si stringe in un abbraccio. Così terrò per sempre Valerio."